venerdì 31 luglio 2009

Il 13° giorno – Auckland/Melbourne

Lounge:
Melbourne by night:

Panoramica della città:

NOTE DI ELENA, che scrive alle 5 di mattina dall'aeroporto di Auckland: Innanzitutto, se possibile, vorrei ritirare i miei precedenti positivi commenti all'Hotel. Dormito un casso, causa letto concavo e vicini che urlano. Sig. 

Comunque ho comunicato al nostro tassista maori di fiducia che è proprio il caso che smetta di fumare. S'è messo a ridere, ma io mica scherzavo. Il Manu comunque gli stringe la mano, nonostante gli abbia appena sbossegato sopra 20milamilioni di bacilli.

All'arrivo in areoporto, i nostri dolla sono contatissimi. Se trovo 10 centesimi però, il Manu e il suo caffè si attaccano, e mi prendo quella bella borsina di cotone con i kiwi sopra.

Ma tiriamo un po' le somme di questo viaggio nel viaggio: 6 giorni di corsa, ma non troppo che siamo in luna di miele. Abbiamo un po' fatto un bignami della Nuova Zelanda. Questo si può anche chiamare il viaggio degli addii. Si dice addio a un posto, ma fortunatamente c'è subito il benvenuto ad un altro. 

Per la cronaca, grazie alla PostePay, siamo felici sia io che Manu (che mugugna da quando ci siamo alzati. Avrei potuto entrare anche da Gucci, che tanto mica realizzava.) 

NB: Essì Roberto, qui in NZ sono un po' morti di fame per quel che riguarda internet. Anche in aeroporto è a pagamento! X(

Cose che ci mancano immensamente dell'Italia: (classico) il bidet e l'ape-stuzz (qui solo ape). 

NOTE DI ELENA: Volo tranquillo, abbiamo dormito in posizioni non conosciute dal genere umano, ma tranqui.

E finalmente, dopo aver sbrigato i severissimi e lunghissimi e noiosissimi controlli di dogana australiani, ecco che finalmente c'è qualcuno ad attenderci all'aeroporto!

Marjory, la mamma della nostra amica Delyse. Saluti di rito (poveretta, era un'ora che ci aspettava!) e via! Si caricano i bagagli in macchina e si parte per il centro città. Rischiamo la vita un paio di volte, facciamo qualche deviazione di troppo, ma insomma, eccoci al grazioso appartamento in Domain Street. Scarichiamo il tutto, ci beviamo un caffè, e studiamo il da farsi. Alla fine l'idea della nostra ospite si rivela azzeccata. Infatti arriviamo in centro in tram, e da lì andiamo al Tourist Information, organizzatissimo e gestito da volontari (tutti di una certa età). La nostra nonnina ci indica una cosa fichissima, ovvero un tourist bus gratuito che nel giro di un'ora e mezza tocca le più importanti attrazioni di Melbourne. Volendo si può scendere ai vari stop, visitare quello che interessa e prendere il bus successivo. 

Prima di questo però andiamo al Ian Potter Centre, dove nel giro di 22 minuti (CATEEEEEEEEEEE) veniamo a conoscenza della cultura artistica aborigena da metà 800 in poi. Pantesiamo dietro alla nostra ospite, che con piglio militare ci riporta alla fermata del Tourist Bus.

Facciamo il nostro giretto, e scopriamo una città architettonicamente giovane e moderna. Se qui costruisci un palazzo liscio in vetro e cemento, sei un loser. Qui tutto è colorato e mosso e vivo. Finito il giretto, comincia a piovere. Talloniamo stremati Marjory, che ci porta a visitare il Santuario della Grande Guerra vicino ai giardini botanici. Visita velocissimissimissima, e di via di nuovo, attraverso i giardini botanici e sotto la pioggia. Carlina, ho finalmente trovato qualcuno che cammina più velocemente di te, se possibile. Ora siamo pronti per la maratona di NY, le iscrizioni sono aperte!

Torniamo all'appartamento, caffè doccia e riposino. Finalmente un po' di relax, vediamo il da farsi per i giorni successivi e per le successive visite alla fattoria della famiglia di Delyse e a casa loro a Bendigo. 

Teoricamente, si passa dall'entroterra per poi risalire la Great Ocean Road, e poi da lì si va a Euroa e poi a Bendigo, con deviazioni annesse. 

Neville, il papà di Delyse, ci ha un po' indicato tempi e percorrenza, sembra la persona squisita di sempre.

Dopo una cenetta a tre, con pasticcio di lasagne (che buone che sembrano lontano da casa!!!) e altre ghiottonerie aussie-italiane, io e Manu ce ne andiamo in centro.

PS: la nostra accomodation non ha Wi-Fi. Cerco di collegarmi alle varie reti protette che vede usando come pw "password", ma le varie Hollie e Grace che il modem vede non sembrano delle cheerleader bionde.. (lov*chiari!)

PPS: un pensiero speciale stasera va ai nostri genitori, che ci hanno permesso di studiare, e così con il nostro inglis possiamo girare il mondo. Un bacio gigante a tutti e 4!

PPPS: comunque, dopo due giorni in città, non ne possiamo più. Abbiamo fatto proprio bene a impostare questa vacanza sul fattore naturalistico. Il nostro nuovo motto è: PIU' BUSH PER TUTTI!

Il 12° giorno – Rotorua/Auckland

29 luglio 2009



NOTE DI ELENA: Manu: "Wellington dovrebbe essere l'ultima città freddissima che facciamo!"

A Taupo la macchina addirittura ghiaccia.

Manu: "Beh ma siamo sempre così fortunati col tempo!"

Il giorno dopo, a Rotoura, cielo bigissimo.

Manu: "Almeno non piove dai!"

Sveglia del giorno dopo, cielo plumbeo e pioggia.

Insomma, la giornata inizia decisamente bene.

Ma continua per il meglio! Infatti usciamo per prendere una cosina in macchina, e ce la troviamo ornata di una bella scritta a bomboletta, rossa. "ES".

Una Toyota Corolla bianca del 95 con un bel ghirigoro rosso metallizzato che prende giusto la portiera e parte della fianco anteriore.

Il fatto è che tutto questo mi fa ridere a buso, sarà che siamo in ferie! :D

Comunque, andiamo alla Police della zona per denunciare il fatto, e un simpatico poliziotto, al nostro racconto, esclama: "Aaahn!! East Side!!"... O_O

Cioè, guerra di bande nel nulla eh... Gli ho chiesto se faranno un musical, mi ha detto che po' esse.. :D

Alla fine, oltre al nostro foglietto di noleggio, non chiede nulla. Nè firme, nè documenti.. Si premura di chiamare il nostro renter ad Auckland per spiegare il fatto. Così salutiamo e ripartiamo, con il terrore di passare nella West Side e venire colpiti da uova marce e pomodori.

La strada per Auckland è noiosa e piovosa.

Arriviamo abbastanza agevolmente in città, con la mia guida disinvolta (15 km con freno a mano, mi sa che abbiamo dato l'ultima botta alla nostra Corolla), e il navigatore Manuele.

Il City Lodge è accogliente e pulito, la stanza piccola ma ben sistemata. Per quello che in euro sono circa 31 a notte, una reggia.

Restituiamo la macchina, spieghiamo il fattaccio e i nostri renters si mettono di buona lena e in quattro e quattrotto con olio di gomito e benzina rimettono a lucido la macchina. Noi si saluta e si riparte a piedi, alla scoperta della città.

Il porto è un porto. E Auckland una grossa città con palazzoni. Ci buttiamo quindi nello shopping sfrenato. Ormai so a memoria tutti i pin di tutte le nostre carte di credito.

Per la sera, abbiamo 100 dolla da spendere, quindi abbiamo bevuto il nostro solito vinello al Reslau, dopodichè cena buonissima di pesce al Tony's. E subito a nanna che non si fa tardi stasera.

NB: Du, qui il pepe non sa da culo!

mercoledì 29 luglio 2009

L'11° giorno – Taupo/Rotorua

28 luglio 2009
Te Puia (Rotorua):



I crateri della Luna:

NOTE DI MANUELE: E' mattina, in stanza c'è un attimo di freddo.. ho la testa ghiacciata (eh non ci sono più i capelli a proteggermi).. ci svegliamo e guardiamo fuori.. è tutto ghiacciato. Il parcheggio di fronte a noi, le macchine, le scale, ho controllato e per fortuna almeno il lago Taupo era ancora liquido. C'è un freddo incredibile ma è un ghiaccio strano questo e al primo spuntare del sole si scioglie.

Veloce colazione al MacDonald (eh si, comunque è la prima volta di questa vacanza) e poi partenza per Rotoroa. Oggi la tappa automobilistica è breve (solo 90 km). Prima di partire per il miniviaggio ci rechiamo a circa 5 km da Taupo ai Crateri della Luna. Il posto è veramente irreale. Questa zona dell'isola del Nord è piena di attività geotermica e ogni tanto sbucano gayser, fumarole, pozze di fango ribollenti. In questo piccolo parco (passeggiata di 50 minuti circa) costeggiamo dei veri propri crateri con attività vulcanica. Qui il terreno sputa fumo ovunque. C'è anche un discreto freddo.

Arriviamo ben presto a Rotoura, detta anche Sulphur Citym città dello zolfo. Ci accoglie infatti una puzza di Terme di Sirmione mostruosa. Decidiamo di avere un concentrato unico di cultura maori e scegliamo quindi di andare al Te Papa (casa nostra in maori), una super attrazione turistica dove viene fatto un sunto della cultura del popolo nativo. Rimaniamo nel parco 4 ore: spettacolo Maori con balletto e danza (Haka e company), passeggiata tra gayser, pozze di fango e piscine termali, paneto onto, anzi ontissimo, lavorazioni del legno, immancabile shopping e i nostri amici kiwi (gli uccelli). Il simbolo della NZ è infatti questo uccello grosso più o meno come una gallina, senza ali e con piumaggio soffice. Sono uccelli notturni e quindi è impossibile vederli in natura (sono anche un po' in via di estinzione). Ma sono così cariniiiiii!!! (e un po' tondi visto che girano in tondo cercando chissà cosa per terra nella voliera)..

Anche stasera ci capita un paese abbastanza morto.. Infatti Rotorua (centro molto vivo d'estate) si rivela piena di posti per alloggiare e piena di locali che chiudono presto. Il nostro "Ambassador", diverso da quello di Salizzole, è un tranquillo Motel vicino al centro, con delle piscine termali/minerali naturali. Facciamo quindi la nostra nuotata nello zolfo, con una particolare attenzione dato che il cartello all'entrata diceva "non muovere troppo l'acqua perchè i fumi possono essere letali". Usciti vivi alla vasca usciamo anche noi nel centro abitato.

Aperitivo con vinello Kiwi al Fat Dog (locale dedicato ai cani) finiamo in un ristorante indiano molto molto carino (Lovely India) dove ordiniamo dei piatti (kebab per me e pollo per Elena) e ne arrivano altri (Agnello per me e Pesce per Elena)... Però tutto era molto buono e soprattutto il vinello neozelandese aveva già fatto effetto. Gnam Gnam per tutti!

Qui fa molto meno freddo che a Taupo e quindi non credo che la nostra macchina giaccierà stanotte, vado a letto tranquillo.

PS: La Elena di lingua maori non capisce veramente niente, e non è difficile, sono tutte sillabe una dietro l'altra..

PPS: I neozelandesi parlano proprio di merda, infatti sembra che siano discendenti degli scozzesi. Io non ci capisco un'acca, oggi stavo per commettere un MacDonaldicidio con quella grassona alla cassa.

NOTE DI ELENA: Vero è che i Neozelandesi non sanno cosa sia il risparmio energetico. Docce con getto non regolabile e stufette elettriche e a gas ovunque. Però la benzina costa metà che da noi.

By the way, amici, cominciate a mettere via i soldini, che tra 5-6, massimo 7, anni, vi portiamo in Nuova Zelanda. L'idea è: 4 giorni a Tokyo, 4 a Sydney, 2 settimane nell'Isola del Sud, una in quella del Nord. Circa un mese totale, insomma. Il volo Italia-Nuova Zelanda, al giorno d'oggi, dovrebbe essere sui 1500. Qui si vive e viaggia con circa 150 NZ$ al giorno, più o meno 70 euro al giorno, x 20 giorni = fai 1500 euro. Quindi con 3000 a testa sei a posto qui, fai 4500 e hai anche le altre due mete. Più o meno eh. Quindi risparmiate gente, risparmiate. Ah, e magari torniamo in primavera o autunno, giusto per. Questo per farvi capire anche che ci mancate. :) E che mi toccherà cambiate lavoro.. :D

PS: Carlina, ieri al ristorante ci hanno dato l'acqua al gusto di kiwi!!! E tutto senza capire un'acca. Quindi tu potevi morire......... :/

PPS: Claudia e Greghi, finite le ferie!??! Com'è andata???

PPPS: Per chi se lo chiedesse, qui è inverno e in giro non c'è un piffero, alle 9 chiude tutto, quindi scrivere questo diario di viaggio è la seconda cosa più divertente da fare la sera...

PPPPS: Chiari, i kiwi hanno il culotto da ingegnere!! (No Ing, tu sei un'eccezione..)

PPPPPS: Non è vero che al Lovely India ci sono arrivati piatti diversi.. Semplicemente il gusto era diverso. Buono comunque il mio pollo-pesce.

PPPPPPS: Io non capirò un cazzo di Maori, ma il Manu di KiwiEnglish ancora meno eh.....

PPPPPPPS: Enry, mica ricevuto l'MMS con le foto della bimba.. me lo mandi per mail? :x

PPPPPPPPS: Mamma e Papà e Chiari, non sappiamo se domani riusciamo a connetterci dall'appartamento di Melbourne dei suoi della Delyse. In caso ci sentiamo dopodomani!

-Genitori, qualsiasi commento scriviate qui, ricordate che è pubblico.. Chi ha orecchie da intendere.... :p-

lunedì 27 luglio 2009

Il 10° giorno - Wellington/Taupo

27 luglio 2009
Nella SPA esterna dell'hotel:



Le Huka Falls:

Il lago Taupo:



Il monte FATO:

La Kapiti Coast:

NOTE DI ELENA: 400 km, e un’infinità di paesaggi diversi. Questa è la Nuova Zelanda. Lasciamo Wellington, prima tappa saluto al mare, Waikanae. Piccolo ridente paesino, basta attraversare un pineto ed eccoci al mare. Una spiaggia enorme di sabbia nera, dove i tronchi sono imponenti monumenti. Gli abitanti fanno passeggiate o portano a spasso i cani. Vista la miriade di legnetti presente, il paradiso per Trilly versione cane da riporto!
Comunque, fantastico sulle conchiglie rosa che ornano la sabbia nera, quand’ecco che SBAM! Mi ritrovo faccia a faccia con una sonnolente foca che mi guarda sorniona. S’è messa a fare il suo riposino a circa 15 mt dal mare, tranquilla e pacifica. Scambio di sguardi, io mi allontano pian piano. Foto di rito che siamo turisti.
Riprendiamo il nostro viaggio, e sembra di essere in pianura padana, zona Emilia Romagna. L’autostrada passa tranquilla e annoiata in mezzo a zone rurali e a sparute cittadine. Ma abituati nei giorni precedenti al traffico inesistente, anche solo 10 macchine sembrano un esercito. Insomma, siamo un po’ malinconici ripensando ai paesaggi dell’Isola del Sud.
Ma eccoci appena fuori Bulls, ed ecco che l’Isola del Nord ci stupisce ai livelli della sua vicina. Colline verdeggianti, pini e palme, sabbia e neve. Ci fermiamo per un veloce pasto in un bar carinissimo a Taihape, capitale mondiale degli stivali di gomma. A parte quello disegnato sul cartello di benvenuto, visto nemmeno uno. Continuiamo in questi incantevole paesaggi che sembrano usciti da un quadro.
Quand’ecco che, appena imboccata la Desert Road, ci accoglie il Mt. Ruapehu, un’imponente distesa di vette glassate, lì, in mezzo al deserto. Sabbia e neve. E questo non è niente, se lo paragoniamo alla vetta successiva. Il vulcano Ngauruhoe, meglio noto come il Monte Fato. Una montagna solitaria, bianchissima di neve, con il cratere che taglia via la punta. Una visione spettacolare, che ci accompagna per il resto della via. Boni tutti di girare un film pluripremiato come il Signore degli Anelli in un posto come questo…
La fermata successiva è il lago Taupo, che sembra il lago di Garda, se l’arroganza umana non l’avesse riempito di stronzate. Ci fermiamo sulle sue rive, ci circondano i passerotti, quindi provo a cantare per vedere se mi confezionano il vestito per il ballo, ma niente. A occhio bisogna essere intonati, per certe cose. Sig. I sassi sulla riva del lago sono di pietra pomice, il Manu si diverte un sacco a vederli galleggiare.
Ripartiamo per l’omonima città, e la lasciamo per un attimo, per una visita alle Huka Falls. Un fiume che largo circa 15 metri che fluisce in una serie di rapide e cascate, che non stupiscono di certo per la loro altezza, ma per la potenza. Foto di rito scattata dai Giappi, e ritorniamo in città.

NOTE DI MANUELE: Ehy ma su ste cascate ci fanno rafting!!! Pazzi..

NOTE DI ELENA: Troviamo senza troppi problemi un Hotel carino, il Suncourt, le camere sono belle e soprattutto c’è la SPA. Ovvero una pocia di acqua bollente con giusto un pizzico di cloro, appena fuori la nostra camera. Sprezzanti del freddo, eccoci in costume a 3°, immersi nella piscinetta bollente. Yeah.
Passiamo la serata al Plateau Restaurant, dove ci mangiamo due tranci di salmone alla griglia, conditi con purè, un omogeneizzato di mele e rosmarino (buonissimo!!) e verdurine. Il piatto è squisito, anche se le porzioni sono da nouvelle cousine. Ma facciamo pari con i dolci, anche qui abbinamente particolari, come tortino di mele con gelato all’anice e tortino di cioccolato con gelato al caramello. Yuhm. La città per il resto sembra Villafranca in gennaio. Nessuno per le strade (che iniziano a ghiacciare), nessuno sulla via principale.

Il 9° giorno – Kaikoura/Wellington

26 luglio 2009
La cena, si assaggia il rosso locale:
Marlborough Sounds:

Vista dal bar the Store:

Foca a Kaikoura:

LE NOTE DI MANUELE: ci siamo svegliati stranamente vivi e stranamente non assiderati questa mattina. Abbiamo quindi lasciato l’ostello e dopo aver sbrinato la macchina dal ghiaccio siamo andati alla ricerca delle foche.

Dopo qualche tentativo siamo arrivati a Point Kean e loro erano li, spatasciate sulle rocce a prendere il sole, a grattarsi e a farsi fare foto. Le foche ci hanno poi accompagnato anche sulla bellissima strada che porta da Kaikoura a Pincton. 150 kilometri di nulla assoluto, cioè di paesaggi stupendi, tra montagne innevate, onde giganti, spiagge nere, pini e palme. Non riuscivamo a capire se eravamo al mare o in montagna.

Siamo riusciti ad attivare la nostra autoradio manuale, nel senso che si tiene in mano (Ipod con delle casse stile Tiffany). Eh si, la nostra bellissima Corolla non ha il mangiacassette funzionante..

Colazione tardi in un bellissimo bar sulla spiaggia a Kekerengu.. “ehi qui cercano personale..”, torniamo a casa, sbrighiamo un paio di faccende e veniamo ad abitare qui, deciso. Sempre che si possa portare qui anche Medea, ovvio.

Arriviamo a Picton appena in tempo per imbarcarci sul Ferry Boat che porta a Wellington. La barca è gigante e mentre la nostra macchina è giù a riposare noi ci godiamo il bellissimo paesaggio dei Marlborough Sounds per arrivare in mare aperto nello stretto di Cook. L’imbarcazione offre oltre alla splendida vista, un servizio ristorante, un bel pub con addirittura musica dal vivo. Yeah.

NOTE DI ELENA: Per info: www.myspace.com/roygandthebivinators

Brai butei. Un loro amico ha lavorato 8 mesi a Genova per Renzo Piano. Ovviamente non c’ho la più pallida idea di cos’abbia fatto, ma mi pare sia uno degli idoli del John, se non erro.

Ora della fine arriviamo a Wellington. Il motel che scegliamo è molto strategico, semplice arrivare, semplice andarsene, semplice arrivare in centro. Forse è semplice la città. Comunque il Capital View Motor Inn non è niente di speciale, ma almeno ci laviamo un po’ di vestiti. Ed eccoci a scoprire una piccola parte della capitale più a sud del mondo. E ci si presenta una città piccola, moderna, all’avanguardia. La via Mazzini della situazione è Cuba Street. Rossa non solo di nome, pare. I locali vanno come al solito dal latinoamericano all’asiatico. Noi scegliamo un localino che fa specialità del profondo Sud America, strapieno. Il nome è Sweet Mothers Kitchen. Sempre gente giovanissima, e sempre pieno di offerte di lavoro. Peccato che i neozelandesi non siano proprio il popolo più bello del mondo, a parte qualche miscuglio Maori che fa pace con l’occhio. D’altra parte questo popolo ha un fortissimo senso dell’accoglienza, e occhio ad attacar bottone con un neozelandese, in poco tempo potreste conoscere tutta la storia della sua vita. Da notare, nel centro, le numerose esposizioni artistiche.

Veloce cubino dai Burritos Brothers, e a nanna, che qui è domenica e non c’è un cavolo in giro. E noi che ci lamentiamo sempre!

sabato 25 luglio 2009

l'8° giorno: Christchurch - Kaikoura

25 luglio 2009
Questa è la Nuova Zelanda, isola del sud:



Questa è la nostra macchinona!

Visione dall'aeroplanino:


GIORNO 8 – Chirstchurch / Kaikuroa

LE NOTE DI MANUELE: Colazione fantastica nello splendido B&B. Dopo un simpatico sketch dove Elena crede che Manuele abbia perso le chiavi della stanza e con il proprietario che ci aveva già additato come degli inguaribili coglioni ecco che le chiavi spuntano miracolosamente dalle tasche di Elena! Bene, si parte.

Uscire da Christchurch è abbastanza semplice e anche la guida a sinistra con la macchina con cambio automatico direi mi riesce abbastanza bene. La nostra Corolla del 95 viaggia che è un piacere.

La grande strada verso il nord pian piano si assottiglia e decidiamo per una deviazione interna in modo da vedere un po’ di natura selvaggia dell’isola del sud. Il paesaggio che ci si trova davanti è indescrivibile. Non riesco a paragonarlo a nulla che ho già visto (se non nel Signore degli Anelli). Sembrano le colline della Toscana però piene di verde, alture morbide con sullo sfondo delle altissime montagne innevate. La strada è piacevolissima e ogni 4 kilometri dobbiamo fermarci per fare delle foto.. che non rendono nulla, l’originale è infotografabile.

Dopo aver percorso qualche strada montana ecco spuntare il mare, siamo vicini a Kaikoura, sulla costa est dell’Isola del Sud. Qui ci fermiamo a mangiare in un baretto lungo mare (cozze per Manuele, burger per Elena sempre conditi da vinello fresco). Poi il colpo di matto… andiamo a fare Whale Watching.

NOTE DI ELENA (prende in mano la cronaca): Le scelte sono 3: elicottero, barca, aeroplanino. La prima scartata per il prezzo, la seconda per la durata (3 ore), andiamo con la 3^.

Veniamo istruiti da un simpatico neozelandese (ma checcazzo di accento) su quali balene andiamo a vedere etc etc. Sungo dicendo che quelli qui sono solo maschi adolescenti, arrivano dalle isole Tonga e ci torneranno per trovarsi la morosa. Non so pesi né grandezze, ma sappiate che la gestazione di una balena dura 1 anno e mezzo. UN ANNO E MEZZO. Le femmine vivono circa 40 anni (UN ANNO E MEZZO) e i maschi il doppio.

Saliamo sul (azzardo eh) bimotore?!?!? Assieme a una coppia di francesi, il cui uomo esordisce dicendo che lui sta male se l’aereo vira troppo.

----MESSAGGIO PUBBLICITARIO: che buooooono il vino neozelandeseeeeee----

Vabbè, si parte, e dopo 2 minuti ecco il primo cetaceo. Non possiamo descrivere il paesaggio che si vede dall’alto, nemmeno il mare di giada, ma possiamo se volete descrivervi come centinaia di delfini visti dall’alto sembrano miriadi di aolette.

Dopo mezz’ora e varie balenottere avvistate (il bello di vederle dall’alto, dice la Lonely, è che le vedi intere) rientriamo.

Cerchiamo alloggio, e Manu vi ha già introdotto il posticino carino dove stiamo. Niente da fare, ormai siamo vecchi per gradire gli ostelli. E’ il motto della vacanza, ma alla fine è la verità: Fanculo, siamo in viaggio di nozze!!

Dopo un piccolo riposino, ci inoltriamo nella frenetica vita notturna di Kaikoura.. praticamente “mare d’inverno, qui non viene mai nessuno a farci compagnia…”.

Comunque niente toglie piacere alla cena luculliana che ci attende al Tutis Restaurant: il pesce diddio. Mmmmmmmmmmmmm….. Il tutto innafiato con una bottiglia di Chardonnay locale.

Agne, saresti impazzita per queste cozze!

Ora nanna, con capel de lana e doppi calzini.

Se usciremo vivi da questa notte senza gelare (in stanza c’è -12) potrete continuare a seguire le nostre avventure… altrimenti cià cià!!!

AMICI, un giorno, quando saremo ricchi e di successo, faremo una mega vacanza qui...

PS: due post in un giorno: andateci piano, forse domani non scriveremo.. :)

il 7° giorno: Christchurch

24 luglio 2009
Dal Southern Blues Bar:


Fish 'n Chips Shop:



Il centro di Chistchurch:

GIORNO 7: Christchurch

NOTE DI MANUELE E ELENA: Christchurch. Se questo è un benvenuti in Nuova Zelanda, è un benvenuti in paradiso. Siamo davanti a due birre artigianali prodotte dal nostro ospite al Pomeroy’s Old Brewery Inn. Due birre scure, che la Rosy amerebbe per il retrogusto di caffè d’orzo! I kiwi sono.. come dire.. se gli australiani sono gentili, loro sono quasi servili.

Partiti prestissimo con il volo Jet Star, ci attende il rigido inverno Neozelandese. Non sappiamo che vento sia, ma la nostra bora rende l’idea. Durante la nostra giornaliera scarpinata dalla fermata del bus al B&B, Christchurch ci si presenta come una distesa immensa di casette ad un piano, due al massimo. Strade larghissime, quasi tutte a senso unico (ma a ¾ corsie). Nel cielo ci sono dei nuvoloni, ma la pioggia ancora ci risparmia. Tempo e strutture architettoniche sono molto nord europee.

Inizia la nostra avventura on the road. E inizia con la prima svista della super organizzata moglie che prenota la macchina per il mese successivo. Eh sì. Ma come dicevamo, la gentilezza kiwi sembra non avere limiti. Quindi il signore (soprannominato Yeah Man) del noleggio, dopo chiamata da parte del nostro locatario/birraio di fiducia, ci viene a prendere (per fortuna, vista l’estensione della città) di fronte al pub/B&B. Ok, siamo in viaggio di nozze, ma l’occhio al portafoglio cade sempre, quindi abbiamo scelto una compagnia economica che noleggia anche macchine datate. E qui non si scherza: ecco la nostra Toyota Corolla del ’95, bianca, con più di 326mila km sul groppone e cambio automatico, mangiacassette old style (e noi sapete dove ce lo mettiamo il cavetto per l’Ipod?!?). Comunque dopo nostra richiesta per segnalare le ammaccature sul noleggio, il gentilissimo car renter ci dice che non c’è problema. Segno più segno meno… Dopo aver sostituito al volo la batteria scarica, a mani nude, da vero uomo, con l’acido colante, ecco il gioiellino pronto. Per quanto riguarda l’assicurazione, siamo rimasti a quella intermedia. Probabilmente la franchigia copre l’intero costo della vettura. E, come nelle migliori sitcom, sicuramente spenderemo di più di benzina che non fa di noleggio. Oh, l’avventura!

PS: il Manu a ¾ di birra l’è ‘mbriago. Prevedo una serata interessante!

PPS: Anna, devi ringraziare tua mamma per la Moleskine.. ci stiamo incollando tutti i souvenier di questa luna di miele!

PPPS: Cate, mi sa che non mi ci metto neanche con la lettura de Le Due Torri.. Il tempo è quello che è.. L


LE NOTE DI MANUELE: Ora ecco Manuele che scrive da uno squallidissimo motel/ostello a Kaikoura, qui servirebbe il luminol… ma lasciamo stare su come siamo finiti qui e finiamo di raccontare di Christchurch..

Dopo la birra al pub ci incamminiamo verso il centro di Christchurch che si rivela una città tutta spiaccicata con al centro una bellissima cattedrale… Un po’ di shopping neozelandese tra gadget degli All Blacks e indumenti di lana e poi.. l’aperitivo.

Eccolo li, fresco, profumatissimo, buonissimo.. è lo Chardonnay della zona di Marlborough e vi giuro che dopo due ero già cotto. Te ne servono una quantità industriale, il nostro bicchiere del BlackOut però fino all’orlo ed è veramente un gran vino. Abbiamo dovuto pocciare con dei Tacos Messicani (si l’abbinata lascia un po’ a desiderare) per riuscire ad andarcene in piedi dall’Honey Pot Cafè.

Poi la cena al mitico (o almeno così dice la Lonely) Fish&Chip Shop, ristorantino stile anni 50 in centro a Christchurch.. e ovviamente abbiamo mangiato la specialità della casa ancora innaffiata con dell’ottimo Chardonnay. Elena contentissima dei video di Elvis e Beatles proiettati sul megaschermo attaccato al palazzo di fronte.

Qui avevamo una scelta, rientrare alla nostra birreria o cercare un po’ di musica live.. e alla fine siamo finiti al Southern Blues, un locale diciamo un po’ strano. All’entrata un maori gigante buttafuori che ci invita a rilassarci e ad entrare. Poi nel locale noi, il musicista blues solo sul palco che suonava grandi successi (bravissimo chitarrista comunque), i baristi, una donna piena come una carogna che ballava sola davanti al palco con la sua birra che ogni tanto ululava, una strana coppia formata da una donna-pera e da un cinese uscito da chissà quale film di Bruce Lee. Grande esperienza di vita sisisi.

Ritorno al nostro B&B, ritorno in paradiso.

COMMENTI AL POMEROY’S ON KILMORE: Bellissimo, caldo (più per l’accoglienza che per la temperatura). Arredato con dei pezzi d’antiquariato, che a giudicare dai negozi in giro per la città sembra andare alla grande, con qualche chicca un po’.. come dire… azzardata. Ho fatto fare la pipì a Bella, il bulldog dei proprietari.

venerdì 24 luglio 2009

Il 6° giorno, 2^ parte - Sydney: Gutter Twins live




LE NOTE DI ELENA: Sydney è una città fantastica. Una metropoli multietnica e, per quel poco che abbiamo visto, completamente a misura d’uomo. Fortunatamente è stata la prima città visitata, e non l’ultima, perché lasciare l’Australia in contemporanea con Sydney dev’essere un’esperienza estremamente malinconica. Ora siamo in volo verso Christchurch, che, a dispetto del nome, si preannuncia una città piena di rock and medaaaal.

Ah sì, prima che mi dimentichi: se dovete prendere un biglietto del treno per Macarthur, ricordatevi di pronunciarlo correttamente, ovvero “Maccardaa”.

Un accenno veloce ai massaggi delle signorine cinesi: AWWWWWWWW. Per 20 dolla collo e spalle, per 40 riflessologia plantare. E ci danno dentro come matte, hanno una potenza nelle dita micidiale.

Ma ora passiamo alle cose serie. Mark Lanegan. E Greg Dulli, ovvio. Come al solito, ci avviamo dalla fermata del treno a piedi, che non spendiamo 4 dolla per l’autobus eh. Quindi scarpiniamo per un buon venti minuti nella parte di Sydney appena fuori dalle nostre cartine del centro. Fortuna che qui gli uomini non sono come un Italia: noi abbiamo paura a chiedere informazioni, loro invece ti fermano per chiederti se ne hai bisogno. Grandi. Comunque questa parte della città è residenziale, con l’università e qualche ufficio. Spariscono completamente i negozi e i pub, solo vicino all’università c’è un po’ (pochissima) vita. D’altra parte con 3 fermate di treno sei in centro. Comunque, ci fermiamo a mangiare in un Beer Garden. E continuiamo la nostra scoperta della cucina Australiana: beef burger diddio. Mmmmmmmmm. Una cosa sublime. E gigante. Conosco un po’ di persone che andrebbero matte per questa carne da fare ai ferri! Devo dire che comunque siamo stati bravissimi in queste ferie, per ora (birra a parte, ma nella birra c’è la vitamina B quindi fa bene): una sola cocacola in due e patatine fritte solo due volte.

Ma mi sto perdendo via. Torniamo al concerto. Entriamo in quella che pare essere la parte dell’università dedicata alle belle arti. Ci sono in pratica una serie di teatri in quest’edificio modernissimo. Quello che interessa a noi è lo York Theatre. Attendiamo su dei divanetti/materassi di pelle, mentre gli aussie fanno fuori il merchandise dei Gutter Twins. Bene o male spendono circa 50 dolla a testa, tra maglietta e poster autografato. Ora della fine non rimane niente. Devo dire che però qui una maglietta costa 25 dolla, circa 15 euro, mentre in Italia costerebbe minimo 25 euro, maledetti.

Il concerto è intimo, i posti a sedere numerati, le luci soffuse, e solo Mark, Greg e un chitarrista bravissimo di cui scoprirò il nome, per la vostra gioia. Il concerto dura circa 1 ora e mezza, Mark addirittura bisbiglia con Greg e sorride.. O_O

Il pubblico è attento e attivo, me l’aspettavo più freddo.

Al ritorno prendiamo l’autobus e poi il trenino. Anche oggi, verso sera, si sono presentati i nuvoloni carichi di pioggia. Ma incredibilmente siamo riusciti a non bagnarci mai. Più culo che giudizio.

Addio Sydney, ci mancherai.



ALTAMONT HOTEL: Una piccola recensione di questo hotel, di cui altro non si può dire se non “Just like Home”. Proprio così. Un piccolo hotel su un unico piano, che rispecchia un po’ Sydney, con il suo stile industrial/etcnico/classico.

Pavimento grezzo, mobili in legno, letto comodissimo, pareti del bagno nere (chissà che macchie di muffa coprono.. gh!). Personale gentilissimo e amichevole, un paio di cagnoni che ci ricordavano Medea (ti ho sognato stanotte!) e Otto, wi-fi, tv, etc etc.

Dieci e lode, soldi spesi benissimo.

giovedì 23 luglio 2009

Il 6° giorno, 1^ parte - Sydney: Chinese Garden, Harbour Bridge, the Rocks

23 luglio 2009
Il panino diddio:


Skyline di Sydney:



Kings Cross by night:


Chinese Garden of Frienship:

6° giorno - last day in Sydney

NOTE DI MANUELE: e oggi finisce la prima parte della nostra vacanza. Ebbene si, ci siamo proprio resi conto che il nostro mese in Oceania sarà nettamente suddiviso in diverse tappe, scandite regolarmente dai voli che dovremo prendere. Oggi è l’ultimo giorno a Sydney, domani saremo immersi nel rigido inverno della Nuova Zelanda per una faccia del viaggio completamente diversa e assolutamente on the road.

Oggi abbiamo finito le ultime cose da vedere in questa bellissima città (la eleggo nella mia top-three delle più belle città che abbia mai visitato):

Il Giardino Cinese, ai confini con Chinatown: posto veramente fuori dal mondo, ti trovi immerso in una pace e tranquillità dei sensi incredibile, il tutto circondato dai grattacieli della città

The Rocks: è la zona “vecchia” di Sydney, quella del porto, sembra di tornare indietro in una Londra dei primi dell’ottocento.. beh forse esagero dato che sarò anche vecchio ma nell’ottocento non c’ero e a Londra ci sono stato molto dopo

Harbour Bridge: è il colosso di ferro che collega la parte sud di Sydney con quella nord. Di per se questo ponte non è altro che un ammasso di ferraglia gigante ma collocato nella baia ha decisamente il suo perché! E sopra tira un vento che ti rebalta

Finito questo ecco il primo vero e proprio pranzo Australiano Doc. Al Harry’s Caffè de Wheels, un posto dove da 50 anni sfornano delle buonissime PIE alla carne da mangiare sul molo. Il “baretto” purtroppo si trova in una Alcol Free Zone e quindi mangi ma senza la birretta. Il baracchino è completamente tapezzato di foto di celebrità intente a mangiare le famose tortine di carne.

Poi siamo tornati nella zona di King Cross e siamo andati in un posto cinese dove ci siamo fatti fare, per una manciata di dollari, dei supermassaggi da giovani china-donzelle.. Elena è andata di piedi mentre io mi sono buttato sul Neck/Shoulder.. ah che robe! Eh insomma un po’ di vizio dato che siamo in viaggio di nozze!! Meno male che abbiamo “scoperto” questa cosa solo all’ultimo giorno qui a Sydney altrimenti avremmo passato diverse ore tra le tendine delle massaggiatrici.

CONSIDERAZIONI

Gli Australiani/Australiane sono proprio bellissimi/e…sarà il mescuglio delle razze, sarà che continuano ad andare a correre e si mantengono bene, sarà che l’età media è molto molto bassa (forse i vecchi li spediscono nell’Outback)…

mercoledì 22 luglio 2009

Il 5° giorno: Sydney Aquarium and Tower

22 luglio 2009
Quando essere donna non significa affatto essere la più figa:



Skyline dalla Tower:

Il pesce pietra:

Il dugong:

Spongebob fa un agguato al coccodrillocomefa:

NOTE DI MANUELE E ELENA: Colazione al bar di fronte all'hotel, dove una brioches significa semplicemente un paneto dolce caldo. Comunque oggi è stata la giornata da veri turisti.
Ancora azzoppati e acciaccati dalle passeggiate dei giorni scorsi, costretti ai mezzi pubblici per raggiungere il centro città, la tappa principale della giornata è stata l'Aquarium. E' megagigagigante!!!!! Con bestie marine di cui nemmeno immaginavamo l'esistenza. E di cui probabilmente non sentiremmo la mancanza se non esistessero. Lo sponsor dell'attrazione, per la gioia sicuramente non nostra, era Spongebob, che si ergeva simpaticamente in mezzo a coccodrilli e squali. I marinai dovevano essere davvero rincoglioniti per scambiare il simpaticissimo dugong per una sirena.... Comunque mangiano a testa 250 kg di lattuga al giorno. Chissà che lavoro divertente dev'essere fare il frutarol dell'Aquarium...
Attrazione consigliatissima in ogni caso. I tunnel sott'acqua sono eccezionali, e anche le varie vasche minori. I pinguini simpaticissimi, come anche il pesce pietra.
Pranzo multietnico al centro commerciale di Harbour: Elena grecia e Manuele mamma li turchi. Giro classico per i turisti, con fermate e spese nei negozi di souvenier.
Usufruendo del Combo Ticket, in abbinata con l'Aquarium siamo saliti alla Tower. Vista dall'alto di Sydney a 360°. Così abbiamo visto quello che s'era trovato di fronte Cook arrivando in elicottero... XD
Torta al quintuplo cioccolato e cappuccino in attesa dell'OzTrack (attrazione gratuita sulla Tower). Cosa straturistica e strakitsch. Non perdete tempo, anche se al Manu è piaciuta tantissimo e ha riso un sacco ascoltando la presentazione in mandarino.
Ritorno in hotel giusto in tempo per il temporale.
La serata è iniziata con birra aperitivo in un pub dove delle/degli simpatiche/chi drag queen facevano da presentatrici/tori ad un karaoke di gente stonatissima, da fogo.
Poi nel quartiere di Chinatown e indovinate? Abbiamo mangiato cinese!!
Finita la cena ritorno nel pub delle Drag Queen per la canzone finale e tutto d'un tratto il palco si svuota, arrivano dei butei tutti truci e tatuati montano il palco con testate Mesa, Marshall, strumenti Fender/Ibanez.. con security all'entrata... "ehy qua si rischia di sentire un gruppone..".. iniziano e .. tribute band dei Red Hot Chili Pepper.. non se ne può più! Anche qui, sob.

NOTE DI ELENA: Pensieri sparsi
a) Mangiare un pezzo del bigliettino contenuto nel dolcetto della fortuna cinese non deve portare granchè bene.
b) Entrare all'Aquarium di Sydney entro le 10 significa trovare pochissima coda, a differenza delle 12. Il che è compreso nel nostro famoso pacchetto: "Più culo che giudizio" by zia Ferrida.
c) Il mix di razze asiatiche/neozelandesi/bianche etc etc da l'opportunità di vedere spesso e volentieri dei sosia di Johnny Depp. Il che non è affatto male.
d) Non fatevi ingannare da una band con strumentazione strafiga: come in Italia, al 90% sarà una cover band.
e) Le Drag Queen non sembrano poi molto felici di farsi fotografare.
f) Anche qui hanno un piccolo problema con l'energia nucleare. Sembra che sia preferibile al rinnovabile per una questione di costi. Della serie, tutto il mondo è paese. Ovviamente ad Abu Dhabi vanno avanti con energia eolica. Della serie, ci g'ha pan no g'ha i denti. O semplicemente hanno scoperto loro lo zero.
g) Gli amici sono preziosi per le serate in ferie. Vi ho pensato tanto ascoltando il karaoke delle Drag Queens durante la performance di YMCA. Al contrario di giorno siete quasi sempre una palla al piede... XD love you.
h) Il Southern Comfort Cola fa cagare.
i) Non c'è dubbio: a Sydney avrei davvero un futuro come cantante di karaoke...


video

martedì 21 luglio 2009

Il 4° giorno, 2^ parte - Sydney

21 luglio 2009

NOTE DI MANUELE
Ci siamo svegliati dal riposino completamente incriccati.. La Lista degli Infortuni comprende per Manu caviglia smaciullata nella zona frontale, ginocchio destro con risentimento, spalle non pervenute, per Elena un singolo male, ma decisamente acuto, ad un nervo nel sotto piede. In pratica tutta sera a zoppicare per la città.
Giro in centro a Sydney con tutti questi palazzoni gigagiganti tutti luccicosi.. insomma una bella skyline (mi piace un sacco sta parola, la preferisco a "scorcio"). Dopo la pausa in farmacia per comprare dell'ungento per i dolori aperitivo con Chardonnay (san donè) Australiano in un bel pub. Poi la scelta sul ristoro è caduta sul tradizionale: Irish Pub! Guinness Pie per Manuele e Pollo Fritto per Elena, tutto condito da Guinness (attenzione, se dovete bere Guinness andate in Irlanda, qui è come in Italia, insipida).
Giro a Chinatown e nella zona dell'Harbour con le sue bellissime fontane di giuochi di acqua.
Il ritorno è stato forzatamente obbligato in taxi condotto da un nerboruto chino (con cui è stato molto molto difficile comunicare).
That's all folks.

NOTE DI ELENA: Il mio intestino non si decide ad aggiornarsi al nuovo fuso orario. Continua con il vecchio, quindi devo rincorrere i cessi pubblici ovunque.
Ci sono pochissime persone nere. Il multietnico deriva principalmente dai paesi asiatici. Gli australiani comunque sono un popolo esteticamente bello. Vabbè, il Manu mi censura i commenti, palloso.
Comunque le cose sono due: o i miei ricordi di ragazzina sono nebulosi, o l'Harbour è cambiato drasticamente in dieci anni (non abbiamo foto decenti genitori, ma basta che guardiate con Google Maps!). Delusione per i famosi fast food multietnici al piano terra del centro commerciale: me li ricordavo immensi, tantissimi, etc etc.. Ma d'altra parte 10 anni fa era da poco nata la grande mela, che ne sapevo io dei fast food?! Insomma, al giorno d'oggi non mi hanno suscitato nessuna emozione. Sig!
Ora nanne.. Cia' cia'!

il 3°giorno (2^ parte) e il 4° giorno (1 parte): Sydney

Questa sì che è la pace eterna....

Piscine pubbliche sul mare (dai, noi abbiamo il lago di Garda eh..):

Che nemmeno Google Maps:

Bondi Beach:

NOTE DI MANUELE:
Ieri il fuso orario ci stava fregando.. per fortuna le doppie sveglie e soprattutto Elena (io non le ho sentite) ci hanno impedito di dormire fino a mattina.
Ci siamo quindi svegliati alle 18 ore locali e ci siamo preparati per la prima serata in Sydney..serata che è durata comunque molto poco a causa dell'enorme stanchezza accumulata.
Abbiamo deciso di rimanere qui in zona King Cross e la scelta era tra ristorante Indiano, Thai, Cinese, Giapponese, Italiano, Francese, Spagnolo... noterete che i ristoranti Australiani non sono citati... loro prendono un po' di tutto dalle altre culture..
Alla fine abbiamo scelto "The Best Thai in Sydney" che non è un complimento ma il nome vero e proprio del ristorante.. Si Cate, la Elena ha fatto un sacco di facce strane.. alla fine niente infamia e niente lode..
Abbiamo poi girato un po' per la zona, tra un NightClub e l'altro, visitina di rito ad un Sexy Shop (ehy ma fanno le bambole gonfiabili con le vecchie!!).. e poi Mojito in un locale cubano.
Siamo rientrati in albergo presto.. il bisogno di dormire era troppo!

4° giorno (Sydney).
Altra splendida giornata di sole!! Colazione in Hotel con Barry White e via verso la zona di Bondi (non centra nulla con il nostro ministro-poeta della cultura per fortuna)!
Abbiamo scelto di fare un splendida passeggiata (a breve le foto) che va dalla spiaggia di Bondi e passa per altre spiagge, rocce, cimiteri, di tutto un po' e finisce in un ultima spiaggia. Il paesaggio è stupendo anche se abbiamo veramente camminato tantissimo.
Dopo il pranzo in un ristorantino lungo mare (frittata con le aole per Manuele e wrap farcito per elena) ritorno in Autobus/Metro all'albergo. Ora riposiamo un po' e poi la seconda parte della giornata: shopping in centro, cena e serata sempre in centro.

Considerazioni:
- da quel poco che ho visto finora Sydney è una città dove mi piacerebbe vivere. A portata d'uomo, piena di verde, gente simpatica e disponibile, poco traffico, ti svegli e vai a correre sull'oceano, il clima è caldo (ricordo che oggi siamo in pieno inverno e stavo passeggianto in t-shirt e pantaloncini), poi ci sono un sacco di giardini per cani
- la sabbia di Bondi Beach è come la pearà, solo più salata
- l'acqua era a -15 gradi per cui se non sei un surfista con la muta in questo periodo non conviene fare il bagno
- gli australiani sono proprio un popolo supersportivo, tutti che corrono, che fanno le flessioni nei parchi, yoga in spiaggia, e hanno tutti dei grandi fisicacci..
- vado a ponsare va... poi forse ma forse metto due tre foto.

lunedì 20 luglio 2009

il 3°giorno (1^ parte): Sydney

20 luglio 2009





Da Hyde Park - Sydney.

NOTE DI ELENA: Temperatura estiva. Un caldo da canottiera e braghette corte. E meno male che è inverno!
Il viaggio ieri è stato distruttivo. Per di più eravamo nel posto più sfigato: i due posti in mezzo della fila da 4 centrale. Peccato che il Manu di fianco aveva un irlandese probabilmente imbottito di Valium, visto che ha dormito 13 ore su 14, mentre io avevo un'inglese che piangeva ogni 3x2. Comunque, papà, eravamo sull'aereo della Formula 1.
Insomma, viaggio interminabile. Però sto giro la temperatura era decente.
Siamo arrivati a Sydney alle 630 di mattina, circa. Abbiamo fatto un'oretta di procedure burocratiche (papà se ti mettiamo giù il telefono 3 volte ci sarà un perchè..) ed eccoci subito sul nostro trenino diretti alla città.
Arrivati a King Cross, troviamo ad accoglierci una via fitta fitta di sexy shop e di locali a luci rosse. Ovviamente il Manu è al 7° cielo. Comunque l'hotel sembra proprio carino, a breve torneremo per doccia e relax. Insomma, è un quartiere strano, tra roba vietata ai minori di 18 anni e hotel lussuosi.
Da lì, prima tappa in un caffè italiano, per una colazione ristoratrice. E finalmente la vacanza ha inizio!
La mattina e il primo pomeriggio l'abbiamo passato al Botanic Royal Garden. Fantastico. Lo si visita a faccia in su, per vedere le miriadi di uccelli che ci vivono: dai mega pipistrelli (che abbiamo scoperto non essere proprio pipistrelli), agli ibis, ai pappagalli, ai cacatua (che vive fino a cent'anni, mi dice il Manu), e via dicendo..
Da lì all'Opera House, e poi alla ricerca disperata di cibo. E un momento di relax ad Hyde Park.
Alcune prime considerazioni su questo viaggio: gli australiani sono davvero un popolo caldo e disponibile. Siamo stati accolti da signore che scambiavano due battute passeggiando, ad altre che ci invitavano al loro tavolo.

PS: grazie Chiari! Poi con calma leggo.. :)
PPS: mamy, i nostri intestini stanno comunque bene.. :D

NOTE DI MANUELE: Gli uccelli australiani sono simpatici quanto gli australiani stessi, solo che in più fanno dei versi davvero strani (mi riservo di cambiare opinione dopo il primo australiano ubriaco che troveremo..). Togliersi le scarpe dopo 24 ore di viaggio e camminare nell'erbetta del giardino botanico è stato bellissimo. Gli ibis cagano sui tavoli.
A breve aggiungeremo delle foto esplicative, e magari mi sostituirò alla Elena come cronista.. VOTATEMI!!