sabato 8 agosto 2009

il 20° giorno: DARWIN - KAKADU NATIONAL PARK

06 agosto 2009
Kakadu NP:





NOTE DI MANUELE: Ci si sveglia con tutta calma stamattina, è il 6 agosto ed è il nostro secondo mese di matrimonio! Auguri a noi! Un caffè tranquillo, un po' di shopping in centro e poi andiamo a prendere la macchina che ci accompagnerà nel nostro viaggio all'interno del Kakadu National Park. All'Europcar ci danno una piccola Hyunday Getz Rossissima (si, si scrive così), per fortuna ancora a cambio automatico, come potrò riabituarmi a quello manuale dopo tutta questa comodità?

Partiamo. Scopriamo che il Kakadu non è attaccato a Darwin. Servono più di 140 km di stradone lunghissimo. A lato della strada moltissime "termitiland" più grandi di noi.

Entriamo al Kakadu, Parco Nazionale, patrimonio dell'Unesco etc etc.. Siamo nella stagione secca, per cui la vegetazione non è verdeggiante come mi aspettavo. Accanto a palme altissime ci sono molte piante basse su un brullo terreno arancione. Il tutto è molto piatto, senza colline o alture. Nella stagione umida si dice che l'acqua arrivi fino ad altezza piante e le strade siano inaccessibili perchè inondate fino ad un metro e mezzo.

Cerchiamo di capire un po' come funziona il parco e intanto facciamo una breve passeggiata (Mamukala) ma il sole a picco, il caldo e la completa assenza di animali a parte delle anatre non ci soddisfa.

Andiamo avanti un centinaio di km (qua le distanze sono sempre esagerate) e arriviamo a Jabiru. Questo è l'unico posto nel raggio di centinaio di km che si può definire paese. Il nostro bungalow è lì. Vicino a Jabiru c'è un parco con un laghetto molto carino con un sacco di aironi, ibis e cacatua. Un breve riposino e ripartiamo per vedere il tramonto.

In macchina raggiungiamo il percorso Nourlangie e vediamo le prime incisioni rupestri degli aborigeni.

La luce è fantastica, siamo persi nel nulla ma tutto ti da senso di libertà.

Il ritorno al Lakeview è un po' complicato. E' infatti abbastanza sconsigliato viaggiare di sera perchè qui gli animali ti saltano fuori e scelgono il suicidio sotto le ruote della TUA macchina. A lato della strada abbiamo visto canguri, wallaby, altre bestie o arti delle stesse irriconoscibili. Se hai una Jeep con il paravacca vai tranquillo ma se hai una Getz il problema devi portelo. Per fortuna non succede nulla.

Jabiru ha 3 ristoranti (parolana grossa per qui) e andiamo a mangiare all'Aurora Logde dove ci ingozziamo di Barramundi. E questa volta il voto sale notevolmente rispetto a quello mangiato ad Uluru. Beh, nella giungla dopo una birretta non c'è molto da fare eh.... bungalow!!

Il 19° giorno: ULURU - DARWIN

05 agosto 2009
Foto ArtiStiCa (alba ad Uluru):




La spiaggia di Darwin:


NOTE DI ELENA: Beh, visto che la luna fa l'antipatica, facciamo che ci svegliamo presto per vedere le stelle prima, e l'alba dopo. Il tutto dal punto panoramico nel centro del resort. Quindi, sveglia alle 630, che l'alba è prevista alle 720. Peccato che ormai ci sia un po' chiaro, quindi ancora niente stelle. Maremma! Pantesiamo (ah, lo champagne!) fino al punto d'osservazione, con termos di acqua calda, caffè the e biscotti al seguito. E non delude nemmeno l'alba eh! Però, anche sto giro, le Olgas mi affascinano di più.. Ma si sa, sono bastian contrario!

Torniamo a nanna una mezzoretta, mettendoci insieme nello stesso lettino perchè si muore di freddo, e alle 9 partiamo per Darwin. Mi aspetto come minimo un bagnetto al mare prima di sera..

Arrivati. La temperatura è perfettissima, diciamo metà giugno per noi. In 5 minuti troviamo un alloggio all'ostello Malaleuca on Mitchell. Ci spogliamo dai nostri vestiti pesanti e ce ne andiamo subitissimo a tuffarci al mare.. Ooooooh che goduria! Siamo ovviamente senza asciugamano e abbiamo finito la protezione solare, quindi poi ci procuriamo entrambi e ci tuffiamo pure nella piscina dell'ostello. Qui hanno anche i prezzi amici, che al Bene piacerebbero a buso. Birretta sportiva a 4 dolla. Yeah!.

Durante il riposino, scopriamo subito qual è il vero problema di sto posto. Non è la musica a ballettone che entra dalla finestra vista piscina, ma sono lo porte. Le porte con dei maledetti chiudiporta che le fanno sbattere fastidiosissimamente. Ogni colpo è una sveglia.. e siamo vicini ai bagni.

NOTE DI MANUELE: Comunque usciamo per la sera. Darwin non è niente di speciale come città, parlo proprio a livello di bellezza. E' stata completamente ricostruita nel 1974 dopo un uragano che ha spazzato via il 60% degli edifici. Ma il bello è che il posto è molto giovane e multietnico (si contano una sessantina di etnie e addirittura 2 sindaci cinesi). Ci sono un sacco di ragazzi e un sacco di locali. La città è viva!

Prima di cena ape allo Shenanigans, pub irlandese immancabile ma molto molto bello. L'idea iniziale è di mangiare pesce ma i ristoranti sono vicini al porto ed è un po' distante a piedi... poi dopo 20 giorni lontani dall'Italia ci viene voglia di pizza. Ed ecco Emilio, il pizzaiolo romano da 11 anni in Australia. Le pizze sono buone e abbondanti.. pure troppo. Il cameriere era di Mantova e conosceva il Green Volley di Quaderni. Com'è piccolo il mondo.

Un paio di birrette allo Shenanigans dove ho la conferma che la birra irlandese è più buona in Irlanda. Però il gruppo che suonava era proprio in gamba. Cover di Incubus, Faith No More, Nirvana, Red Hot, Maroon5 e altro più commerciale però un po' di live... ci mancava.

Il 18° giorno: Bendigo - Melbourne - Sydney - Uluru

04 agosto 2009
Le Olgas:


Uluru:


Sound of Silence dinner:

Come vedevamo Uluru dopo qualche bicchiere di champagne

Il deserto:


NOTE DI ELENA: Sveglia alle h. 3 di notte per prendere la Freeway e dirigersi verso l'aeroporto. In cento chilometri abbiamo incrociato due camion, un furgoncino e una macchina... e nessun'area di servizio.

Riconsegnamo la nostra macchina (ovviamente manchiamo la corsia giusta quindi torniamo in freeway e rifacciamo il giro). La Qantas non controlla nemmeno i passaporti, passi il tuo biglietto cartaceo nelle postazioni self service che ci sono in giro e ti sputa fuori i biglietti. E hai anche la possibilità di anticipare il volo. Noi, che siamo arrivati presto perchè siamo personcine responsabili, decidiamo di prendere il primo volo (comunque la coincidenza Sydney-Uluru rimane invariata), giusto per fare i fighi. Quindi ora sia qui a grattarci la pancia, in mezzo a un nugulo di italiani che manco in piazza Bra.

NOTE DI MANUELE: arriviamo a Sydney e attendiamo la coincidenza con Ayers Rock. Il volo sarà per me indimenticabile, ero seduto vicino ad una francese che ad ogni leggera scossetta o turbolenza aveva attacchi di panico, e sempre con il sacchetto per il vomito a portata di mano. Fantastico, mi ha anche stritolato un braccio per aggrapparsi a qualcosa per calmarsi.

Comunque arriviamo ad Ayers Rock al resort creato apposta per Uluru (tra l'altro l'abbiamo avvistato dall'aereo). Il complesso è esclusivamente turistico, qui non esiste un paese, e ha tutte le comodità possibili, dai 10 ristoranti ai bar, alla piscina, al centro shopping. Insomma ci sentiamo "finalmente" dei veri turisti in un vero villaggio.

C'è caldo, molto caldo ma d'altronde era anche ora che ci fosse.. camminiamo un po' nel deserto e vediamo Uluru e le Olgas. Ora spiego. Uluru è una montagnona che sorge proprio al centro dell'Australia nel bel mezzo del nulla. La sua caratteristica è che cambia colore a seconda della luce del sole, dalle foto non rende ma è veramente impressionante. Ah, è luogo sacro per gli aborigeni e non si può portare via pezzi di Uluru. Altrimenti Uluru sarebbe in tutto il mondo e ad Uluru non ci sarebbe più Uluru. Grosse maledizioni aborigene come cagotto, emorroidi, sangue dal naso e multe dal governo australiano per i trasgressori (Gabry sei avvisata).

Comunque grazie a Chiara e Marco partecipiamo alla "Sound of Silence", una cena nel deserto con Uluru all'orizzonte. La serata diventa veramente bella soprattutto dopo un superaperitivo su una duna dove ci servono Champagne a volontà e stuzzz. Al tavolo per fortuna nessun italiano con noi ma una coppia Neozelandese simpaticissima, degli Olandesi, dei giovani sposi Portoricani/Spagnoli e dei butei da Manchester. Abbiamo mangiato diverse cosette stranette..

E ora il parere dell'Esperto (Marzio ti rubo il posto..)

- Carne di Coccodrillo: non sa affatto di pollo come tutti dicono, è delicata ed è una carne bianca da usare con insalatone. Voto 7

- Carne di Canguro: è parecchio stopacciosa ma non ha un gusto particolarmente selvaggio. Potrebbe assomigliare ad un misto di spezzatino e lesso freddo da qualche giorno. Voto 6,5

- Carne di Barramundi: è un grosso pesce, carne bianca. Sarà ma preferisco le nostre Orate Mediterranee. Voto 5,5

Intanto il sole tramontava e Uluru si spegneva mentre i monti Olgas (a 50 km da li) si illuminavano grazie ad una luna incredibilmente luminosa. Poi, luci spente, arriva un astronomo burlone e ci spiega tutte le stelle che si possono vedere (ehy, ho visto Giove con sette satelliti con il telescopio del butel eh!). Purtroppo la luna è veramente maestosa e piena e "oscura" la via lattea. Comunque una bellissima esperienza.

NOTE DI ELENA: Ecco, doveva succedere, ed è successo. Il primo errore della Manu&Ele Organization. Assolutamente, qui bisogna stare 3 giorni. Sarà anche carissimo, ma qui la terra sembra vibrare di energia, questo luogo infonde spiritualità, e "io canto te". Sicuramente valeva la pena di vedere Uluru da vicino, facendo una delle varie passeggiate che lo circumnavigano. Avrei tolto senza problemi il giorno a Bendigo e quello a Melbourne. Sig! Ma tutto non si può fare, quindi intanto ringraziamo per lo spettacolo. Devo dire che nella posizione in cui eravamo durante la cena, i monti Olgas hanno surclassato in bellezza il famoso monolite. Il sole è calato dietro esse, e i colori del cielo erano incredibili. Sarà anche stata la mezza bottiglia di champagne eh, ma è stata una serata splendida. Io alla Ceasar salad con il coccodrillo do un 8. Unico peccato, ma anche no, è stata questa luna. Ancora non sono riuscita a far vedere la stellata al Manu. Però siamo stati ampiamente ricambiati dalla visione del nostro satellite con il telescopio. Voi non avete idea dello spettacolo. Si vedevano i crateri, i monti, i laghi, il bordo frastagliato. Accecava. Indimenticabile.

Chiara e Marco e Mattia.. GRAZIEEEEEEEEEEE!!!!!

PS: comunque il pullman nel ritorno era pieno di coppie di mezza età pieeeeeni come le merde! XD

Comunicazione di servizio

Siamo vivi. Solo che sembra non esserci connessione wi-fi qui nel Top End. Domani partiamo per Cairns, magari cerchiamo di connetterci dall'aeroporto per ammazzare l'attesa.
Siamo stati a Uluru, Darwin e Kakadu NP. Ma ora ci attende una cena di pesce, quindi.... Cia' cia'!!
Manu & Ele

PS: Chiari, mi aggiornero su tutto appena riesco, comunque ho letto.. O_O

lunedì 3 agosto 2009

Il 16° giorno: Fawkner-Euroa / Il 17° giorno: Euroa-Bendigo

02 agosto 2009:
Le mucche di Marjory:

NOTE DI ELENA: Nottata da incubo con butei che siga dalle 3 alle 5 di notte. Maremma maiala.
Lasciamo la Bassona locale e dritti come sciopetè verso Euroa. La strada scorre che è una meraviglia, verso le 1030 siamo a Euroa. Effettivamente non c'era bisogno di uscire qui per raggiungere la fattoria dei nostri amici King, ma fortuna volle che appena lasciata la Hume Highway ci troviamo un campo in cui pascolano allegramente dei canguri, che appena ci avvistano cominciano a saltellare via. YUPPIIIIIIIIII
Torniamo sulla Hume e poco dopo c'è l'uscita corretta, Giffin Road. Troviamo facilmente la fattoria. Ed ad attenderci ci sono Neville e Marjory. Neville risponde subito alle nostre mille domande, e così scopriamo che quegli uccelli romantici che vediamo sempre a coppie sono i Megpie. Tipo corvi bianchi e neri. Continuiamo a sfogliare il libro degli uccelli (ahahahah) e diamo nome a molti visti. Poi Neville ci porta in giro per la proprietà, in macchina, visto che sono 90 ettari di terra. Ettari o acri. Mah, non mi ricordo più. Enorme comunque. E il tutto per far pascolare le mucche fattrici.
Scopriamo che in Australia gli allevamenti di cavalli sono solo per uso "domestico", la carne non la mangiano. Inoltre vediamo dei lama insieme ai greggi di pecore. E' una novità, sembra che caccino le volpi che tentano di entrare nei recinti per papparsi gli agnelli. Verso l'una abbiamo il tipico pranzo domenicale, con anche loro figlio Lachlan, sua moglie Sarah e il piccolo Isaac. Durante la giornata scopriamo essere davvero persone splendide. Con i ragazzi partiamo a fare un giro dei dintorni, precisamente verso il Mt. Wombat, in cerca appunto dei simpatici animali. Non ne troviamo, ma in compenso ci aspettano un sacco di Wallaby e Kookaburra. E' un po' come vincere al bingo per noi!!! I wombat comunque non sono così comuni da vedere. Neville infatti ci ha detto che l'unico mai visto è stato quello morto che avvistammo durante la mia precedente visita. Arriviamo sul cocuzzolo del monte (collina dalle nostre parti) ma è nebbioso, e non si vede una ceppa. Però scopriamo che proprio lì si svolge il lavoro più noioso del mondo. C'è infatti una vedetta che nelle altre stagioni sta lì, 24 ore al giorno, ad avvistare incendi. E non puoi distrarti un attimo eh.
Torniamo indietro, carichiamo il bimbo e andiamo alla loro fattoria, che dista circa 20 km da Wellwood. Scopriamo che qui una famiglia guadagna circa 55mila dolla all'anno, e una casa, i cui costi sono duplicati negli ultimi 5 anni, è di circa 200mila dolla, nella periferia. La benza costa la metà che da noi. La fattoria è splendida. La proprietà si chiama Lochwood. Ammiriamo Lachlan che da le pappe alle mucche, ed è ora di cena. Qui solo acqua piovana, incredibile... Fai una cosa del genere a Verona e muori di cancro dopo 5 mesi... Con gli occhi luccicanti per questa vita tranquilla in mezzo alla natura, chiedo un po' cosa fanno qui i butei nel weekend. Risposta: niente. Mi passa in un baleno la smania della vita in campagna.
E' bello vedere come crescono il loro bimbo, liberissimo di far tutto.. Quindi cibo ovunque, acqua ovunque, giochi ovunque.. Ma un bambino tranquillo e felice. Certo, io sarei molto meno felice poi di pulire, ma qui non sembrano esserci problemi, quindi prendo in braccio il piccolo Isaac che nel frattempo è stato denudato per potersi meglio riempire di glassa alla vaniglia, e mi spatascio per bene il pupo zuccherato sulla maglia. :)
Torniamo a Wellwood, e purtroppo il cielo è nuvoloso, quindi non riesco a far vedere a mio marito (!) il cielo stellato più bello di sempre. Eh sì, più bello persino di quello che puoi vedere nel deserto egiziano. La via lattea che taglia questo cielo immenso da parte a parte, e miriadi di stelle... Comunque il cielo ci stupisce lo stesso, con queste nuvole grigie illuminate da una luna luminosissima.
PS: Sarah mi ha detto per ben due volte che ho un ottimo inglese. Muahahhahahahhahahhahahah
PPS: Com'è che i miei genitori non commentano più??? Comunque, siamo ancora vivi. Provati, ma vivi. Nei prossimi giorni non so bene quando e se riusciremo a connetterci, stasera siamo ad Uluru, domani a Darwin. Senza letto, pare sia pieno ovunque, quindi ci affideremo all'ufficio informazioni. Male che vada ci affidiamo a un hotel 5 stelle, o dormiamo sulla spiaggia con i coccodrilli. Un bacio gigante a Medea, che ci manca tanto. Uno più piccolo ma con la bava a mio fratello.



03 agosto 2009:
Nella miniera di Bendigo:

Ci siamo accorti che manca questo giorno. Mmm.. avremo mai voglia di riassumerlo?

NOTE DI ELENA, scritte il 09.09.09: Mattina sveglia tranquilla, per colazione ci viene offerta ancora la Vegemite, ma no grazie, siamo italiani. Marjory ha già dato la pappa alle vacche, e mentre si prepara noi facciamo un giretto nel giardino di questo piccolo paradiso. Eh, un nuovo addio.
Vabbè, siamo di nuovo pronti, ed eccoci in partenza per Glenrowan, evviva prendiamo su la nostra macchina! Arrivati in questo simpatico paesello (com'è che dicono qui? Se sbatti le ciglia non lo vedi nemmeno.. XD ), e mentre attendiamo che il museo apra, ci facciamo un giretto nei 3 (TRE) negozi di souvenier. E' inverno, è infrasettimana, è una cazzata (ci sono già stata), ma comunque all'apertura ci sono 5 persone già pronte per la visita. Compresi noi 3.. XD
Il museo di Ned Kelly (brigante/eroe australiano che qui compì la sua ultima bravata) è un poupourrì di roba vecchia trovata chissà dove, animata e parlante. Ci sono topi finti che corrono, gatti che miagolano, cani che ordinano birra, ubriachi che vomitano e vecchi che pisciano.
La storia si svolge in più stanze, dal pub preso d'assalto, all'assedio, all'impiccagione. Non mancano risate e colpi di scena, è tutto così surreale e grottesco! Ah, rimaniamo simpaticamente chiusi al buio nella "prigione" per una decina di minuti. Ma le uscite di sicurezza non dovrebbero aprirsi sempre e comunque? Mah..
Infine il custode dell'attrazione ci fa uscire passando per la sua stanzina... Una camera da letto in legno, con megaschermo tv, e, occhi che luccinano, mille e mille carillon con tutte le avventure della Disney, pupazzi, e.. scarpe da donna. Non fatemi altre domande su quel custode.
Ci fermiamo nel localino vicino a fare una pausa, e ci pappiamo delle delizie astraliane che ho ancora l'acquolina in bocca.. Mmmm..
Si riparte per Bendigo, terza e ultima dimora King.
Appena arrivati Marjory ci accompagna a visitare la miniera Deborah. Vabbè, ora con più di un mese di distanza non ricordo i dettagli, ma mi pare sia la più grande (o la più proficua) miniera d'oro del mondo. Il tour è simpatico e interessantissimo, sia per quel che riguarda la vita dei minatori, sia per le innovazioni sviluppate qui, sia per i macchinari utilizzati, di cui si vede il funzionamento. Ah, l'oro si trovo solo ed esclusivamente DENTRO il quarzo. Non ho bisogno di dirvi che al giochino "trova la pepita in mezzo al quarzo" ho vinto io.
Beh, è così carino sto tour che vi linko il sito, se per caso avete tempo da buttare in Australia-Bendigo http://www.central-deborah.com/.
Siamo stanchi, fortuna è tardi e non facciamo in tempo a vedere le mille cose che ci consigliava la nostra ospite... Quindi ce ne andiamo a casa, dopo aver visitato il luogo di lavoro del Dr. King.
La serata è tranquilla, scopriamo le macadamias (mmmmmmmmmmmmmmmmmm) (ma quante cazzooooo di calorieeee hanno?!?!?!), ceniamo con carne alla griglia etc etc.
La cosa più incredibile, è vedere il cambiamento di Neville. Tipo Dr Jeckill e Mr Hyde: Neville fattore e Dr. King. Serissimo, con la cravatta anche a cena (impensabile per un italiano, cenare a casa in giacca e cravatta!), silenzioso.. Lontanissimo dall'uomo di Euroa, che faceva birdwatching, giocava col nipote e guidava una macchina ricoperta di lana. Delyse comunque ci confermerà questa tendenza. La conclusione? Il lavoro fa male!
Andiamo a nanna presto, che la sveglia di domani sarà impietosa...

Il 15° giorno: Port Cambell-Fawkner

Nuvole australiane:
Great Ocean Road:

Koala sonnolenti:



NOTE DI MANUELE: Piove, piove e ancora piove. Lasciamo il motel di Port Campbell e andiamo alla ricerca della colazione. Dall'altra parte della strada, è la mia prima colazione con uova e pancetta, sono felice anche se piove.

Iniziamo la Great Ocean Road da Port Campbell saltando i 12 apostoli visti ieri nel pomeriggio. Solo un breve lookout dove si vede la cittadina dall'altro passando attraverso un bosco bruciato dagli incendi dell'estate scorsa. Comunque oggi non c'è nessun pericolo di incendio dato che praticamente ci facciamo la doccia.

Rientriamo fradici in macchina e continuiamo per la Great Ocean Road. E' una strada che fino a Cape Otway è leggermente nell'entroterra, piena di curve e con velocità massima 50 all'ora, non è certamente piacevolissima da fare. Cerchiamo di arrivare al faro passando attraverso foreste di eucalipti e finalmente li vediamo sti benedetti Koala. Sono degli orsacchiottoni appollaiati sugli alberi che fanno tante nanne. Abbiamo provato a svegliarli urlandogli contro improberi ma non è servito a nulla. 

Riprendiamo la strada principale e questa volta diventa una strada costiera. Sul lato sinistro spendide spiaggie con onde altissime, rocce e ecco che finalmente ritorna anche il sole. Dopo la pausetta pranzo ad Apollo Bay, graziosa cittadina di surfisti, finalmente ad accompagnarci tra le tortuose curve della Great Ocean Road c'è il bel tempo.

Ora l'obiettivo è trovare un alloggio per la notte possibilmente passando i sobborghi di Melbourne (dobbiamo essere ad Euroa domani mattina). E qui inizia l'incubo. Proviamo ad uscire al primo paese decente e non si trova nessun albergo/motel/b&b.. niente di niente. Finalmente un benzinaio ci indica quello che poi risulterà essere l'unica accomodation nel raggio di 50 kilometri... ci arriviamo di fronte stanchissimi ma.. buchiamo l'entrata del motel e imbocchiamo per errore la freeway.. Perpiù di un ora, zigzaghiamo tra la zona industriale di Melbourne, Freeway, Highway, strade a 4/5 corsie, zone non indicare su nessuna cartina (siamo arrivati addirittura nel parcheggio di un piccolo aeroporto).  Riusciamo poi clamorosamente a tornare davanti al "Formule Uno". Motel squallidissimo. La zona è malfamata, scopriremo solo l'indomani di un omicidio avvenuto la settimana scorsa proprio in questa località (e il crimine qui in Australia sembra abbastanza raro). Dopo la doccia con le ciabatte mettiamo il naso fuori dalla stanza solo per raggiungere il MacDonald di fronte. Che sabato sera signori. Domani per fortuna si va in campagna.

sabato 1 agosto 2009

Il 14° giorno – Melbourne / Port Campbell

Gibson step:


I 12 apostoli:



Port Campbell:

Lake Colac:

I nostri eroi:

Colac:

NOTE DI MANUELE: oggi si lascia la città, oggi ce ne andiamo dalla modernità degli ultimi giorni per tornare nel selvaggio. Dopo un piccolo giretto ai giardini botanici di Melbourne prendiamo la macchina a noleggio  e usciamo dalla grossa metropoli per fiondarci in quella che è la vera Australia.

Melbourne mi è sembrata, al contrario di Sydney, una città non a portata d'uomo. Sarà forse che dopo 6 giorni di Nuova Zelanda vedi le cose con occhi diversi ma avevo quasi una specie di fobia nel girare tra questi palazzi altissimi.

La piccola Suzuki che ci danno al noleggio è appena sufficiente per due persone con i loro bagagli ma noi va benissimo.

Ci sei mette più di un'ora per uscire dai sobborghi di Melbourne. Solo dopo Geelong cominciamo a vedere l'orizzonte che ti schiaccia, queste nuvole immense che ti fanno sentire piccolo. il paesaggio è semplice, alberelli di eucalipto, pascoli e prati verdi e tanto, tanto cielo. Così tanto che lo senti pesante.

Le strade sono lunghe e drittissime. Per ora di pranzo arriviamo a Colac, un paese di per se inutile ma con un lago vicino. Ci fermiamo in un parco per riposare un attimo, mangiare la zuppetta pronta che ci ha dato la mamma di Delyse e per osservare gli stranissimi uccelli che ci sono qui. (cigni neri e purple smamp hen).

Ripartiamo in direzione di Port Campbell dove dovrà iniziare la nostra Great Ocean Road. Arriviamo a destinazione abbastanza presto e decidiamo quindi, dopo una breve fermata ad osservare dei gabbiani senza una zampa nel porto della cittadina, di affrontare subito i famosi 12 apostoli.

Il parco Naturalistico è vicinissimo. Parcheggiata la macchina ci sono dei sentieri da dove si possono ammirare queste scogliere giallo/arancio/rosse, e queste onde cosìv iolente, che tante barche hanno fatto affondare e che tanti fantasmi fanno ancora danzare tra le rocce e il bagnasciuga (scusate ma mi sento poetico).

I 12 Apostoli sono delle formazioni rocciose vicine alle scogliere. Sono erose dal vento da sempre e sono veramente spettacolari. Riusciamo anche ad andare giù alla spiaggia e a bagnarci i piedi in questo mare freddo.

Avanti verso Apollo Bay c'è un cartello con scritto "Gibson Step", sono degli scalini che portano verso una spiaggia. Io e Elena possiamo quindi ammiarare gli Apostoli da soli, senza le orde di cino-giapponesi presenti ovunque.

Arriviamo a Princetown pensando di dormire li ma il paese si presenta con: un Motel, un Campeggio (chiuso) e un bar ristorante. E basta. Tutto questo è troppo isolato anche per noi. Torniamo a Port Campbell e troviamo alloggio al Port O Call, un motel con delle belle stanzette pulite (a parte il bollitore con la muffa che si stacca).

Cena al Waves, unico ristorante del paese, dove però abbiamo mangiato degli ottimi piatti di carne e e pesce innaffiati da buonissimo vino.  E' venerdì sera e i ragazzi del paese sono tutti all'unico bar presente. Così vediamo un po' come si muove la gioventù di questo porto sperduto e ci beviamo una birra. Alla fine è come essere da Erman o a Salionze. Solo che qui non conosciamo nessuno e quindi a nanna (che non facciamo tardi eh!).